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Monday, September 17, 2018

Mandanici.

di Marco Di Stefano e Chiara Boscaro

La "mezza" al caffè con panna.
AVVISO AI NAVIGANTI: Attenzione! Questo post di Aspetta Primavera presenterà caratteristiche insolite. Pertanto i frequentatori di questo blog potrebbero restarne fortemente delusi. In particolar modo, è giusto che sappiate che in questo post NON PARLEREMO DI CIBO!
RIPETIAMO: NON PARLEREMO DI CIBO!

Dopo questo doveroso annuncio, possiamo cominciare.
I Confratelli Marco e Chiara sono invitati in Sicilia per partecipare alla terza edizione di WRITE – Residenza Internazionale di Drammaturgia. WRITE è un progetto del drammaturgo, attore e regista messinese Tino Caspanello, che ha ricevuto il premio della giuria a Riccione Teatro nel 2003 per il testo Mari. L'organizzazione è curata da LATITUDINI - Rete siciliana di drammaturgia contemporanea, con la guida sicura di Gigi Spedale e sotto lo sguardo attento di Vincenza Di Vita.

Il giorno 2 luglio i nostri eroi calano in Sicilia: la residenza inizia il 3, ma una puntata al mare non guasta. Abbandoniamo dunque la terza persona plurale ed entriamo nel vivo della narrazione: ad accoglierci, alla discesa del traghetto Villa San Giovanni – Messina, è lo stesso Tino. Non capita spesso che il direttore artistico venga direttamente a prenderti, e questa è solo la prima delle “anomalie” positive di WRITE. Tino ci accompagna in un delizioso B&B a Furci Siculo. Per delizioso intendiamo che è a 50 metri dal mare e che la terrazza affaccia direttamente sullo Ionio. Non ci sembra vero. Una residenza in Sicilia a inizio luglio che si apre con una intera giornata di mare. Verso sera Tino torna a prenderci e ci porta nella sua casa di Pagliara per la cena. Lì conosciamo Cinzia Muscolino, moglie di Tino e sua compagna di palcoscenico, e Antonella Babbone, che li affianca fin dalla prima edizione. Antonella quest'anno deve occuparsi in particolar modo di tradurre parole e pensieri di Barbara Chastanier, autrice francese in residenza. Vi facciamo spoiler: Antonella lo farà in modo egregio e con grande generosità.
La cena va come una normale cena al sud: la padrona di casa esordisce con “ho fatto giusto due cose veloci” e... e il resto lo sapete se siete stati almeno una volta ospiti in una casa siciliana. Valore aggiunto: il vino rosso fatto direttamente da Tino. Ottimo.
Dopo cena ci raggiungono Maximilian La Monica e Alessia Fronza della casa editrice Editoria & Spettacolo. Sono qui per seguire la residenza e per la presentazione del volume Sottotraccia, quarta raccolta dei testi teatrali di Tino. Portano con loro una cospicua parte del catalogo di Editoria & Spettacolo, roba da perderci la testa. Date un occhio al loro sito.
Monastero della SS. Annunziata a Mandanici.
Durante la serata parliamo di teatro, di Sicilia (Marco ha il papà di Trapani), di cucina e di letteratura. È bello stare qui, con queste persone.
Il giorno dopo lo passiamo ancora a Furci: colazione in terrazza, mare, seconda colazione con granita e brioscia, mare, pranzo con arancini (lo diciamo al maschile, in onore del luogo che ci ospita), mare, merenda con granita senza brioscia, e ancora mare. Alle sette Maximilian e Alessia ci recuperano per andare nel luogo che ospiterà la residenza: il monastero della SS. Annunziata a Mandanici, in provincia di Messina.
In macchina conosciamo Alexander Manuiloff, drammaturgo bulgaro molto attivo in Germania. Scopriamo che è amico di Yasen Vasilev, che con noi aveva partecipato al Festival PIIGS a Barcellona nel 2016.
Il monastero è un luogo magico. Qui vivremo per i prossimi 5 giorni. Nel cortile facciamo la conoscenza degli altri autori: Giovanni Greco, regista, drammaturgo, docente all'Accademia Silvio D'Amico e autore del romanzo Malacrianza (finalista Premio Strega 2012); Nello Calabrò, dramaturg della compagnia Zappalà Danza; Jeton Neziraj, ex-direttore del Teatro Nazionale del Kosovo e attualmente direttore di Qendra Multimedia a Pristina; la già citata Barbara Chastanier, autrice e attivista nota in Francia per la pièce “La Femme® n'existe pas” (non è un refuso, il simbolo del copyright fa parte del titolo). Manca solo Andrea Saitta che, per un imprevisto, potrà raggiungerci solo il penultimo giorno.
Con noi c'è Giuseppe Di Bella, raffinato cantautore chiamato a scrivere ogni giorno una canzone a partire delle suggestioni della giornata. 
La formula di WRITE è una sfida per tutti: ogni sera due autori – scelti da Tino - decidono un tema e devono consegnare un testo creato appositamente per la residenza entro le 15 del giorno dopo. Alle 15 un regista prende in mano il testo e lo mette in scena la sera stessa con un gruppo di coraggiosi attori (e qualche gradito outsider).
Autori all'opera.
Una consegna del genere manderebbe in ansia anche William Shakespeare, invece... invece tutte le persone coinvolte si donano con generosità, creando un evento unico nel suo genere: 4 serate di drammaturgia contemporanea davanti a un pubblico attento, una vera e proprio comunità che respira teatro 24 ore al giorno, un regalo. 
A WRITE tutto avviene con naturalezza, senza stress, in un ambiente familiare e ospitale. Non ci sono rivalità, non ci sono invidie. C'è solo la voglia di stare insieme e di confrontarsi su quello che accade in Italia e in Europa a livello teatrale (e non solo).
Il primo turno tocca a Chiara e Giovanni Greco. I due si danno addirittura lo stesso titolo: “Kafka è nato ieri”. Il giorno dopo Barbara e Marco cercano di rispondere alla domanda “Come amiamo oggi?” Il terzo giorno Nello e Alexander si confrontano su “La Scelta” per poi chiudere con “La Morte” affrontata da Jeton e Andrea. Il risultato sono otto testi diversissimi tra loro, ognuno con una forte identità nonostante il poco tempo a disposizione. O forse proprio grazie al poco tempo. L'ultima sera si chiude in bellezza con un testo collettivo dedicato alle “porte” della testa del potere, compreso un orecchio di Trump.
E poi... poi si festeggia, si piange un po', ci si saluta con il fazzoletto mentre l'aliscafo si lascia Cariddi alle spalle.

(Grazie anche a: Chiara Chirieleison, Selene Di Bella, Cinzia Borgosano, Santina Nibali, Diana Borgia, Elena Russo, Claudia Bertuccelli, Auretta Sterrantino, Donatella Venuti, Paride Acacia, Roberto Zorn Bonaventura, Federico Magnano San Lio, Nicola Alberto Orofino, Javier Sahuquillo, Vincenzo Tripodo, Milena Bartolone, Marta Bevilacqua, Marielide Colicchia, Alice Ferlito, Valentina Lupica, Giovanna Manetto, Alice Sgroi, Francesco Bernava, Luca Fiorino, Gianfranco Quero, Michelangelo Maria Zanghì, Turi Zinna)

Tuesday, November 14, 2017

Fiume/Rijeka.

di Chiara Boscaro

La Torre Civica.
Ovvero il secondo giorno di ombrellone dei 6/7 totali nell'estate dei Confratelli Chiara e Marco
Fiume o Rijeka è il terzo vertice della penisola istriana, venendo dall'Italia e considerando come primi due Trieste e Pola/Pula, o il primo vertice venendo dalla Croazia e considerando come ultimi due Pola/Pula e Trieste.
Fiume/Rijeka ha circa 170000 abitanti, è la terza città della Croazia e affaccia sull'Adriatico, e più precisamente sul Golfo del Quarnaro/Kvarner. Di fronte ha le isole di Cres, Lošinj, Krk e Rab. 
Le origini sono romane, nel frattempo di qui sono passate Ungheria, Austria, Italia, Jugoslavia e Croazia, ma sempre l'identità della città è rimasta quella di un porto, porto che nel 2020 sarà Capitale Europea della Cultura
L'atmosfera architettonica del centro è piuttosto asburgica, con la Torre Civica  (ora di nuovo sormontata dalla storica aquila bicipite) e il Teatro Nazionale Ivan de Zajc, dove ha sede anche il Dramma Italiano di Fiume, primo teatro stabile italiano e unico fuori dal nostro Paese. 
Il Teatro Ivan de Zajc.
Il sotto della città è attraversato da bunker della guerra, il sopra si srotola lungo il Korzo e poi su, verso il Castello. 
Qui tradizionali sono il fritto di calamari, il Carnevale e gli scampanatori. 
Qui ci sono diverse spiagge, raggiungibili anche a piedi, ma si preferisce la storica stazione balneare di Abbazia/Opatija, storica dopo che un patrizio fiumano ci ha costruito la villa al mare (Villa Angiolina) e l'Austriaca Società delle Ferrovie del Sud ha fiutato l'affare tirando su, nel 1884, l'Hotel Quarnaro/Kvarner, primo di una serie di eleganti edifici adibiti alla ricreazione dei ricchi asburgici. 
Gli stabilimenti balneari sono sciccosissimi e silenziosi: quando ci presentiamo con i nostri burek del supermercato (unti e meravigliosi) un po' temiamo il peggio, ma i prezzi sono abbordabili e ci lasciamo irretire dal fascino discreto della borghesia. 
Abbazia/Opatja.
Sdraio con materasso, accappatoio personale, passerella di legno per non incappare negli insidiosi sassetti ustionanti, camerieri che servono birre artigianali direttamente sotto l'ombrellone e, nel frattempo, appena dietro di noi l'orchestra del Teatro Ivan de Zajc prova l'opera lirica in allestimento nell'arena all'aperto. 
Insomma, il paradiso con quella puntina in più di ebbrezza alcolica mattutina a rendere il tutto più morbido e sfocato. 
Accanto a noi, un satrapo russo e una ex-modella brasiliana che cambia costume tre volte e fa sparire altrettante bottiglie di bianco.
Il rientro a Fiume/Rijeka è in corriera, giusto per tornare alla realtà tra famiglie con la borsa frigo e aspiranti rampanti che non hanno abbastanza soldi per proseguire la serata. Non ci resta che consolarci con un brodetto. E la Konoba Feral è proprio il posto giusto. Pesce freschissimo, ottimi prezzi e servizio spartano all'aperto.