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Thursday, March 10, 2016

Svezia - un diario di bordo

Marco P. - LEVITICO pentateuco #3
“Andiamo in Svezia”
“A fare che?”
“Una residenza produttiva. Abbiamo un budget!!”
“Hai detto “budget”?!?!?!!?”
(seguono lacrime di commozione)
Un taxi. Un bus. Un aereo. Un treno che attraversa il mare. Un altro bus. Un bus ancora. Una macchina. (Nota a margine. Qui il biglietto si fa direttamente sui mezzi, e si paga SOLO col bancomat. Nella moneta più comoda. Con lo scontrino.)
Ci siamo.
Lì dove le cose si fanno perbene.
La Svezia.
(…)
Per il prossimo anno La Confraternita del Chianti ha deciso di concedersi il lusso di un progetto, un vero progetto, con addentellati, ricadute, premesse e tutti gli orpelli del caso. Ma prima di affrontarlo abbiamo bisogno di qualche dritta. Abbiamo in cantiere cinque monologhi diversi, con cinque attori diversi, a partire dai cinque diversi libri del Pentateuco. Vogliamo lavorare sulle migrazioni, partendo dal più famoso materiale  mai scritto sull’argomento, sentiamo il bisogno di capire i diversi aspetti di questo tema “di cronaca” che è profondamente complesso e rivendica il diritto ad essere affrontato con un approccio aperto alla complessità.
La prima cosa che decidiamo di fare per lavorare sulla migrazione e sullo statuto di straniero è affrontare una migrazione noi stessi. Come ci si sente, ad essere gli stranieri, per una volta?
E beh, a Gunnarp forse ci si sente anche troppo bene. Il posto è una ex-scuola in mezzo al nulla dei boschi, trasformata in casa di una compagnia, Teater Albatross, che lavora qui da 25 anni. Ci sono una quindicina di stanze da letto, le locandine dell’Odin Teatret, un museo, una sala prove, un teatro, gli idoli congolesi, la sauna e le scenografie dei vecchi spettacoli parcheggiate in giardino. La regina della casa, Ellinor, ci accoglie con senso di sfida: riuscirà a soddisfare i nostri appetiti culinari? Robert e tutti i collaboratori di Teater Albatross ci accolgono come una famiglia. Le ore di sole sono 20 al giorno. E fa quasi caldo.
(…)
Siamo qui a produrre LEVITICO, la terza tappa del Progetto Pentateuco (e che noi proviamo per prima… n.d.r. debutta il 31 Marzo 2016 a Milano, al Teatro Verdi). Lavoriamo sulle regole, sulla disciplina, e qui le regole sono ferree:
–       Se apri una finestra devi bloccarla con il ferretto, se no sbatte e si rompe.
–       Quando ti servi dalla ciotola comunitaria devi usare il cucchiaio comunitario e non il tuo (indovinate a chi l’hanno fatto notare…).
–       Il wc è in uno stanzino apposito molto bello, con quadri e tendine alla finestra. Il lavandino è pubblico, e in pubblico ci si lava.
–       In casa si sta scalzi.
–       Fuori casa si può andare dappertutto, anche nei campi recintati. L’unica proprietà inviolabile sono i giardini delle case, quelli con l’aggeggio automatico che ci pascola dentro e taglia l’erba ad altezza campo da golf.
–       Ai mondiali si tifano solo le squadre africane.
–       Quando uno starnutisce, non si dice “salute”. Non si dice proprio niente.
(…)
Questo posto mi mancherà.
Non so per quale ragione. Di sicuro per la gente, che ci ha accolto a braccia aperte. Per il lago. La sauna. Il silenzio durante il lavoro.
Ma devo ammettere che qui mi è successo qualcosa. La cultura positivista della quale parla Marco P. si è rivelata a me in tutta la sua fragilità. Saranno stati i boschi o l’avvicinarsi inesorabile del raduno sciamanico, non so.
Fatto sta che mi sono rivisto tutte le puntate di TWIN PEAKS.
Fuoco cammina con me.
(…)
Domani si va a Stoccolma. Abbiamo bisogno di una dose di città? Io non tanto, ma i miei compagni di viaggio avvertono l’esigenza di un bella birra fresca e la visita a un museo. Non posso biasimarli. Il troppo relax a volte è nocivo.
Una rospa o un rospo, non siamo sicuri della sua identità, viene a trovarci di sera, forse vuole un bacio ma nessuno di noi si arrischia a scoprire se si tratta di un principe o una principessa.
Grazie, arrivederci Tokalynga!
(…)
Stoccolma
Ora siamo a Stoccolma. Considerazioni accidentali:
ci sono meno mucche che a Tokalynga,
non si capisce dove è mare e dove è lago o fiume, ovunque facciamo il bagno l’acqua è dolce,
al supermercato l’alcolico più pesante fa 3,5 gradi,
non sappiamo come si chiamano gli abitanti di Stoccolma (Stoccolmiti? Stoccolmesi? Stoccolmani?), ma tanto sono tutti in vacanza e non c’è nessuno da offendere,
gli abitanti di Stoccolma che non sono in vacanza sono coppie giovani e bionde con almeno tre figli a carico,
al cambio della guardia, davanti al Palazzo Reale, la banda militare suona “O sole mio”,
il Dramaten, il loro equivalente del Piccolo Teatro, in questo momento ha in cartellone uno spettacolo che si intitola Carolus Rex, “a grandiloquent roadtrip about one of Sweden’s most legendary rulers. An epic historical biographical fantasy with elements of action film, rock opera, costume drama and warmongering”,
qui lo Stato è molto presente, le tasse sono alte, tutti le pagano felicemente e un teatro “piccolo” di Stoccolma riceve 21 milioni di euro di finanziamenti pubblici all’anno.
(…)

Si ringraziano ÊTRE associazione e CREATIVE CAST AWAY-WALKING ON THE MOON per il prestito.

Monday, April 27, 2015

Bergamo Alta

di Chiara Boscaro

Il Teatro Sociale
A Bergamo Alta ci andiamo solo per motivi teatrali. Sarà che il Teatro Sociale è meraviglioso, sarà che è una location perfetta per un festival, così concentrata, così omogenea, così… alta. È un mondo parallelo, rispetto alla città bassa, ci devi andare per uno scopo, non ci capiti per caso. Non è che ti dai un appuntamento lì per andare dall’altra parte della città, non c’è una fermata della metropolitana. Non siamo abituati alle città il cui centro non è il punto d’incontro. Che poi, immaginiamo sia effettivamente un punto d’incontro, ma per una passeggiata, per un concerto, per dello shopping di un certo livello (abbiamo visto un negozio vendere solo cerchietti per capelli, per intenderci. Non accessori per capelli. Solo, SOLO cerchietti). Noi… beh, noi siamo qui per lo Spring Plenary Meeting di IETM. IETM è una rete internazionale di operatori teatrali che due volte all’anno si danno appuntamento in una diversa nazione per scambiare contatti, condividere conoscenze e respirare un po’ d’aria fresca. In Italia erano dieci anni che non si faceva un meeting IETM. Ma oggi non vogliamo lamentarci, non vogliamo dire che siamo un Paese provinciale, ecc. Con EXPO alle porte, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Vogliamo parlare invece di questo Spring Meeting ospitato a Bergamo Alta da Associazione ETRE, una rete di cui siamo orgogliosi di fare parte. Vogliamo parlare di quei monumenti che non abbiamo visto (la Torre del Gombito, le mura, il Campanile che batte 100 colpi alle dieci di sera, ogni sera, perché dopo le porte della cittadella chiudevano, e chi rimaneva chiuso fuori dormiva fuori), dello shopping che non abbiamo fatto e dei casoncelli che… non è vero, quelli li abbiamo mangiati eccome. 
Marco al brunch di chiusura
Uno Spring Meeting funziona più o meno così, da quel che abbiamo capito. Siccome fare teatro è cosa da duri dappertutto, gli artisti e gli operatori di mezzo mondo hanno capito che soffrire è inutile, molto meglio far gruppo. Così si ritrovano per fare un punto sulla situazione teatrale, se ci sono novità, per ascoltare interventi di esperti non teatrali, se l’antropologia o la geografia umana possono offrire punti interessanti, per seguire presentazioni di progetti che cercano partner, per parlare di cose sensate come l’identità, la democrazia, il ruolo dell’arte, la libertà. E per bere delle birre. Tante birre. E per bere dei caffè, tanti caffè. 
Noi siamo qui soprattutto per "presentare in società" Manifattura K. (www.manifatturak.it), lo spazio di cui io e Marco Di Stefano seguiamo la Direzione Curatoriale per conto di Associazione K., e ci portiamo a casa una lista di ottimi consigli.
Ma voi volete sapere dove mangiare, no?
Il menù convenzionato in questo caso lo offre Il Circolino della Cooperativa Città Alta, in Vicolo Sant’Agata 19 (www.ilcircolinocittaalta.it). Aperto fino a tardi, bel giardino, bella vista, coniglio al forno con la taragna davvero niente male.