Showing posts with label Non voltarti indietro. Show all posts
Showing posts with label Non voltarti indietro. Show all posts

Wednesday, October 25, 2017

Garbagna.

di Chiara Boscaro

Tramonto a Garbagna.
È autunno, le castagne sfrigolano sul fuoco e un buon bicchiere di vino ci riscalda a fine giornata. E allora perché non concederci un bagnetto nei ricordi dell'estate? A Garbagna siamo stati a luglio, era il tempo del Borgo delle Storie, un festival piccolo e prezioso curato da Allegra De Mandato, Emanuele Arrigazzi e Luciana Rota. Garbagna ha 689 abitanti ed è Uno dei Borghi più Belli d'Italia, lo dice il cartello all'ingresso del paese. Pare abbia fatto parte dei "Sette feudi imperiali" concessi dall'imperatore Carlo V all'ammiraglio Andrea Doria nel 1568 (ma nel 1568 Andrea Doria era morto da otto anni e Carlo V da dieci). 
Ci troviamo in provincia di Alessandria, nei pressi di Tortona, tra dolci colline e dolci frutteti (la Sagra della Ciliegia qui la fanno da più di cinquant'anni). Vicino è ancora Uno dei Borghi più Belli d'Italia, Volpedo. Quello di Pellizza da Volpedo. Quello del "Quarto Stato". 
Al centro di Garbagna c'è una piazza, e al centro della piazza ci sono quattro grandi ippocastani piantati nel 1853. Al centro di questi vi è un arco, memoria di un’antica fonte d’acqua, da cui si approvvigionava tutta la popolazione.

A lato della Chiesa Parrocchiale, però, si trova la piazza più antica, più nota come "a piassa da l'urmu", la 'piazza dell'olmo', dove un tempo sorgeva un un olmo secolare, testimone di tanta storia paesana. Era proprio in "platea sub ulmo" - come si legge negli antichi statuti medievali - che si sottoscrivevano accordi, si concedevano investiture e si facevano transazioni. 

Non voltarti indietro.
Questa edizione del Festival è dedicata alla Frontiera Invisibile. Per citare Baumann,“Le frontiere, materiali o mentali, di calce e mattoni o simboliche, sono a volte dei campi di battaglia, ma sono anche dei workshop creativi dell’arte del vivere insieme, dei terreni in cui vengono gettati e germogliano (consapevolmente o meno) i semi di forme future di umanità”

Ci hanno chiesto di portare Non voltarti indietro, un lavoro in cui la frontiera è una porta bianca che separa una lei, un lui e tanti non detti terribili. Lo spettacolo lo faremo in una piccola piazza, tra case silenziose e la minaccia di un temporale incombente dopo troppi mesi di siccità (non è una metafora). Ma non c'è solo questo, qui il paese vuole diventare un teatro a cielo aperto, con racconti d’autore, spettacoli itineranti, spettacoli per famiglie e teatro più attento alla ricerca.
E il mangiare?
Per il mangiare c'è veramente l'imbarazzo della scelta, ma i nostri ospiti ci portano al Ristorante Il Caminetto. E non abbiamo davvero di che lamentarci.


Tuesday, December 20, 2016

A Trento trotterellando

di Diego Runko

Due anni fa a Trento ci eravamo andati a dicembre. 
Sempre al Teatro Portland.
Sempre a trovare il nostro amico Andrea Brunello, direttore del teatro e artista instancabile, promotore negli ultimi anni di uno dei connubi più interessanti delle scene contemporanee: quello fra teatro e scienza. Se nulla sapete di Andrea e del suo lavoro, vedete di provvedere googlando il suo nome e vi si aprirà un mondo.
Il Teatro Portland di Trento.
A dicembre, due anni fa, a Trento ci eravamo trovati benissimo. Anche perché, onestamente, in un posto dove lo stinco e i mercatini di Natale la fanno da padroni, l’anima maschile e l'anima femminile della Confraternita trovano la soddisfazione e la pace perpetue.
Due anni fa avevamo avevamo 
portato in scena Non voltarti indietro, lo spettacolo scelto quest’anno per il Premio Pradella dell’Accademia e del Teatro dei Filodrammatici di Milano. 
Quest’anno tocca a noi l’onore di aprire la stagione con ESODO pentateuco #2, fresco vincitore di premi estivi importanti. 
Trento e premi per la Confraternita sembrano un buon connubio.
Veniamo accolti da un bellissimo articolo di presentazione dello spettacolo sul giornale locale, cosa che non può che metterci di buon umore. 
In generale l’attenzione per la programmazione artistica, anche degli altri teatri della città e della zona, ci sembra in costante crescita. C’è anche un progetto editoriale nuovo nuovo, si chiama VIVO – per un teatro del presente.
Marco e Chiara hanno approfittato della trasferta in terra trentina per portarsi avanti col lavoro e sono arrivati già ieri. In realtà sono arrivati un giorno prima solo per cenare alla mitica Antica Birreria Pedavena. Cosa che non gli perdonerò mai. 
L'Antica Birreria Pedavena di Trento.
A voi, cari lettori, non posso che consigliarlo. Elencare le pietanze e le birre sarebbe per me, in questo momento, oltremodo doloroso, ma se siete in città un salto fatecelo.
Stasera il pubblico è caloroso e numeroso. Senza ombra di dubbio il Teatro Portland rimane per noi un luogo dell’anima. Anche per il fatto che post spettacolo Andrea e lo staff hanno l’abitudine (che personalmente imporrei per legge in tutti i teatri italiani) di offrire un bicchiere di vino e qualche stuzzichino ad artisti e spettatori.
La tappa delle ore piccole è la pizzeria Al Vesuvio. Personale cordiale e menù all’altezza delle aspettative, anche non di sole pizze. E rimane aperto fino alle 2 del mattino.
Ma domani si riparte presto. Dormiamo (poco) in un appartamento bellissimo, a prezzi più che modici, scovato da Marco su Airbnb, altro sito che vale la pena conoscere.

Wednesday, March 25, 2015

I vecchi imberiaghi sembravano la letteratura

di Diego Runko

Parlare di Bologna è un po’ come parlare del mondo. Puoi dire tutto oppure niente. 
Puoi anche solo startene lì, in disparte, a invidiare quello che ti perdi non abitandoci. A ringraziare per quello che ti perdi non abitandoci. 
Siamo stati a Bologna per tre giorni a fare il nostro spettacolo Non voltarti indietro al Teatro dei 25. Un luogo dell’anima come pochi.
La Torre degli Asinelli.
Prima di andare in scena, mentre cercavo la concentrazione giusta o subito dopo, mentre mangiavamo un piatto di pasta nella cucina del teatro, ospiti dei padroni di casa, mi capitava spesso di pensare a quella città in modo magmatico. Si può pensare diversamente a Bologna?
Ultimamente per me Bologna sono principalmente i Wu Ming. Sarà che, a passi lenti, sto navigando a vista attraverso tutte le loro opere. Una volta in macchina, in uno dei nostri viaggio di compagnia, ci dicevamo che perdere i Wu Ming oggi è un po’ come essere stati contemporanei di Pasolini e averlo scoperto da morto. Anche Pasolini c’entra con Bologna, eccome.
Una via del centro.
Ma cosa è stata Bologna per noi in quei giorni? Una passeggiata in via Zamboni, in piazza Verdi, sotto le due torri, in piazza Maggiore, in via Ugo Bassi, in via Indipendenza.  Una visita all’aula in cui insegnava Carducci, alle Marie, al teatro anatomico, alle frecce conficcate nel soffitto di strada Maggiore all’ingresso di Corte Isolani (stare lì con il naso all’insù a cercare le frecce è una di quelle sensazioni che ti restano in mente, e poi succede sempre che qualcuno le veda prima di te, in questo caso Chiara).
Non abbiamo fatto in tempo ad andare in via del Pratello. L’avevamo già fatto tutti in passato, lo rifaremo in futuro. Di via del Pratello porto nella memoria un episodio vissuto con Giulia qualche anno fa quando, dopo aver sbevazzato allegramente in uno degli innumerevoli locali presenti, ho girato l’angolo e mi sono infilato in una delle vie laterali con la vescica gonfia. Proprio mentre stavo per manifestare il mio essere molto simile alla razza canina ho letto una scritta sul muro: TU CHE STAI PER PISCIARE SUL MURO DI CASA MIA. PER PIACERE, FALLA DA UN’ALTRA PARTE. Anche questa è Bologna.
Non abbiamo fatto in tempo nemmeno ad andare in piazza Santo Stefano. Dobbiamo tornarci al più presto, è evidente.
L'Osteria Bocca Buona.
Il sabato abbiamo pranzato all’Osteria Bocca Buona in via degli Usberti. Ci siamo andati perché la conoscevo. Affettati e tigelle eccezionali ma avremmo gradito due tagliatelle in più nel piatto. Nel complesso un’osteria degna di Bologna: non puoi farle un complimento che non contenga anche una critica. Come dolce però i tre tipi di rum serviti nei bicchierini appositi accompagnati da cioccolato fondente, al latte e bianco me li ricordo ancora. 
Negli ultimi tempi Bologna mi fa tornare in mente anche Gianni Morandi e l’impegno giornaliero e costante del suo ufficio stampa, Marco Ottolini. Non preoccupatevi, questa frase potete capirla solo se avete Ottolini come amico su Facebook.
C’è un che di Bologna anche in uno dei miei fumetti preferiti, Alan Ford. Magnus è nato lì.
Andarsene da Bologna comporta sempre una sensazione perfettamente racchiusa in questi versi: rimorso per quel che m’hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…
Il titolo e il verso sono tratti da uno che non abbiamo bisogno di nominare perché Bologna, senza di lui, non sarebbe Bologna.