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Wednesday, August 07, 2019

In tournée con il #pargolo

di Chiara Boscaro

Post di pubblica utilità per neogenitori artisti e cultori della materia.
Da qualche mese in Compagnia è arrivato un nuovo Confratello, nome in codice #pargolo. Il #pargolo è molto adattabile, si lamenta poco e fa il suo, ma nondimeno ha delle necessità, che in tournée vanno tenute in considerazione. 
Pre Scriptum: viaggiare con un #pargolo non è un dramma, questo è meglio specificarlo, soprattutto se dall'altra parte del telefono rosso c'è uno staff attento come quello del Dramma Italiano di Fiume.
Il #pargolo in treno.

Documenti.
Ogni #pargolo, proprio come gli adulti, deve essere dotato di codice fiscale e documento d'identità valido per l'espatrio. I tempi per il rilascio della carta d'identità elettronica, nel nostro caso, erano troppo lunghi, ma con la firma di entrambi i genitori e la presenza di un testimone in pochi minuti è stato possibile farsi rilasciare quella cartacea. Attenzione: in alcuni casi serve il passaporto, e il #pargolo deve avere il proprio.

Viaggi.
Nello specifico, Milano-Fiume/Rijeka in treno più bus. Lo sappiamo, in auto sarebbe stato più semplice, ma il #pargolo non dovrebbe rimanere nell'ovetto più di due ore alla volta, poi necessita di pausa. Abbiamo preferito ridurre le valigie all'osso e muoverci in due accompagnatori.
Le linee di treni ad alta velocità hanno politiche diverse rispetto ai piccolissimi. Su Italo il #pargolo va segnalato nella prenotazione, viaggia gratis, ma solo in braccio a un adulto. La carrozzina va messa con le altre valigie, e nella cappelliera non ci sta. Anche su Frecciarossa il #pargolo viaggia gratis, però non va segnalato nella prenotazione. È possibile riservare un posto singolo con accanto lo spazio per la carrozzina. Dovrebbe esserci un fasciatoio su ogni treno, ma non lo abbiamo cercato. Noi siamo abbastanza acrobatici e ci cambiamo dappertutto. 
Per il passaggio oltreconfine in bus, però, abbiamo dovuto portarci dietro l'ovetto, che altrimenti non viene fornito. Attenzione, meglio riservare i posti. Ha un costo, ma l'ovetto si incastra bene solo nei due sedili siti immediatamente dietro le uscite, posti che solitamente vanno a ruba, soprattutto nei viaggi di notte, per evitare il rischio di “quello davanti che abbassa lo schienale fino in fondo e ti soffoca”. Ça va sans dire, il #pargolo va segnalato nella prenotazione. La carrozzina, nel trasbordo, è finita nel bagagliaio come suo bagaglio personale. Non proprio igienico, ma inevitabile.

Poppate.
In viaggio, avendo un #pargolo piuttosto regolare, abbiamo calcolato gli orari per evitare il rischio della poppata volante sul bus. Per essere sicuri al 100% si consiglia di preparare in anticipo un biberon di latte tirato o artificiale con la sua borsetta termica.

Valigie.
Come si diceva più sopra, ridotte all'osso. Uno zaino da montagna, un trolley contenente anche la vaschetta per il bagnetto (una scatola di plastica quadrata a dimensione di #pargolo) e i due zaini da lavoro. Più carrozzina, ovetto incastrato sopra e marsupio per agevolare gli spostamenti del #pargolo su e giù da metropolitane, treni, bus e, soprattutto scale. Dimenticavo di dirlo, a Fiume gli ascensori sembrano non esistere.

Nanna. 
Il #pargolo è adattabile. La fortuna è che fino a una certa età può dormire direttamente nella carrozzina, e questo aiuta molto l'ambientamento, oltre alla vicinanza dei genitori e a una lucina sempre accesa nella stanza. Con un po' di organizzazione, su piazza si trova sempre qualcuno disposto a prestare un lettino, ma non è detto che al #pargolo piaccia, soprattutto se si tratta di una sola notte fuori in un posto sconosciuto.

EFFETTO FARFALLA/EFEKT LEPTIRA al HNK Ivan Zajca

Il #pargolo in sala.
Al #pargolo il teatro piace molto. Gli piace fare da assistente al papà quando bisogna concordare il piano luci con i tecnici. Gli piace seguire le prove con la mamma. L'allattamento al seno in questi casi è una fortuna, soprattutto se sincronizzato con le interviste radiofoniche. Al #pargolo non piacciono, invece, gli applausi. Per niente. Soprattutto ai debutti, soprattutto quando i genitori devono salire sul palco.

Privacy policy.
L'immagine del #pargolo non è presente sui social, è il caso di ribadirlo a fotografi di scena, parenti, amici e spettatori con lo scatto facile.

Un elogio ai teatri dell'Est Europa.
Lo spettacolo serale alle 19.30 è un segno di civiltà, e anche il #pargolo può godersi la cena dopo la replica ed essere tranquillamente a nanna, come Cenerentola, allo scoccare della mezzanotte.

Crediti.
EFFETTO FARFALLA/BUTTERFLY EFFECT
di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano
con Valeria Sara Costantin, Serena Ferraiuolo, Giuseppe Nicodemo, Marco Pezza, Leonora Surian Popov
drammaturgia Chiara Boscaro
regia Marco Di Stefano
assistente alla regia Giuseppe Nicodemo
consulente musicale Pedja Govic
costumi Manuela Paladin
logo di Marta Montin
un progetto La Confraternita del Chianti
una coproduzione
Associazione Interdisciplinare delle Arti (Italia)
Dramma Italiano di Fiume | HNK Ivan De Zajc (Croazia)

"Ogni volta che scartate una caramella a teatro,
dall'altra parte del mondo un attore muore.
Secco, sul colpo"

Friday, February 09, 2018

Napoli.

Diego, tu che ne pensi?
Sala Ichos.
Napoli è una di quelle città delle quali non sai mai se apprezzi di più la bellezza degli scorci naturali che puoi trovarci; la straordinaria varietà di monumenti e opere artistiche di valore; la schiettezza, il sorriso, la simpatia e l’accoglienza dei suoi abitanti o la prelibatezza della sua cucina. Ammetto che, in tutta onestà, la competizione tra questi suoi aspetti rimane viva e difficile da risolvere, seppure la fame atavica degli attori, che in quanto tale ci perseguita da sempre, tenderebbe a far risaltare la vittoria della tavola imbandita. Forse per questo non vi parlerò del Cristo velato (anche perché sarebbe difficile una volta rimasto senza parole vedendolo), ma vi parlerò della pizza mangiata in via dei Tribunali (margherita), ma anche di quella mangiata da asporto a casa (salsiccia e friarielli), del caffè bevuto in un bar con i capelli di Maradona esposti in una teca, della sfogliatella gustata passeggiando nei dintorni di Santa Chiara, delle superbe torte salate mangiate da Rossella, dell’irripetibile pasta al ragù napoletano di Teresa, con tanto di secondo di carne e friarielli, della pasta al forno di Pippo e del vino che ha aiutato tutte queste cose a trovare la via dello stomaco. Vi parlerò anche di un posto che si chiama “Il ritrovo dei sapori”, di fronte alla stazione centrale, dove ho acquistato una mozzarella (da mezzo chilo) e una provola (da un chilo e mezzo) memorabili. Infine, per espiare, vi farò una confessione. Non avevo mai letto un libro di Erri De Luca. Mi ero ripromesso di leggerne uno, specie dopo le vicissitudini che l’autore ha dovuto subire, legate alla TAV. Se non ne sapete nulla cercatelo in google. Quale posto migliore di Napoli, per acquistare un libro di Erri De Luca? Ho dato un’occhiata veloce ai titoli e ho avuto pochi dubbi. “Il giorno prima della felicità”. Preso. Letto. Piaciuto. E resto fermamente convinto che l’autore si riferisce al giorno prima di tornare a Napoli. 
Sala Ichos.

Chiara, un pensiero sulla città?
Siamo tre giorni in tournée a Napoli. Siamo in scena con ESODO pentateuco #2 dagli amici di Sala Teatro Ichos, a San Giovanni a Teduccio. 
Mi pungola l'amara consapevolezza che non riuscirò ad assaggiare tutto quello che vorrei, ma la vita è così, se ne fugge via lasciandoti con l'acquolina in bocca. E poi so già che presto qui ci torneremo, il Progetto Pentateuco ha altri quattro titoli.
L'unica speranza che nutro, nel fondo del cuoricino, è di riuscire a carpire almeno uno dei segreti custoditi golosamente da questa città. La domanda è sempre la stessa, "come si fa?". Come si fa il caffé? Come si fa la pasta patate e provola? Come si fa la pizza? Come si fa la pastiera? Come si fa il ragù? Come si fa? Come si fa? Come si fa?
Beh. Una risposta ora ce l'ho.
Sala Ichos.
"Si scalda."
Si scalda la mozzarella.
Si scalda la provola.
Si scalda il tarallo.
Si scalda la sfogliatella.
Si scalda il casatiello.
E ora anche il mio cuoricino.

Margherita, tu che non c'eri, cosa vuoi dire?
#vedinapoliepomuori
E quindi, per evitare che si avveri, a Napoli non ci sono mai stata. Se non 35 minuti quella volta che andavo al matrimonio di Zio a Sorrento. Abbiamo fatto concentramento lì con tutti i parenti del nord e ci siamo spostati a Palma Campania in pullman proprio come la tifoseria di una squadra di calcio. Solo, con le chitarre, perché dovevamo fare la controserenata con Iannacci alla sposa.
Insomma, ci sono passata ma con gli occhi chiusi. Neanche il tempo di una sfogliatella!
E quindi ora perché dovrei desiderare di essere lì? Perché dovrei voler rischiare il tutto per tutto? 
Per il tarallo. 
Il tarallo napoletano con una birra fresca, questo è tutto ciò che desidero, ora lo so.
Sono due ore che li aspetto in stazione, devo aiutarli con lo scarico della scenografia a Manifattura K. Devo aspettarli, devo accompagnarli a Manifattura K. sfidando il traffico delle 18 in uscita da Milano, devo aiutare a scaricare e mettere tutto in magazzino. 
Solo allora potrò allungare una mano tremante e pretendere ciò che mi spetta.
Il tarallo.
Me l'hanno promesso.
Sarà mio.

Stefano, tu a Napoli sei "in prestito" (da Karakorum Teatro), hai un'ultima considerazione da fare?
Burp.

Friday, December 08, 2017

Policoro.

di Chiara Boscaro

La piana.
Siamo nell'ambito dei viaggi epici, di quelli che al cinema ci farebbero un road movie. Siamo in due sulla Chiantimobile, dietro abbiamo una tenda Quechua di quelle che si montano in un minuto e la scenografia di GENESI pentateuco #1. La destinazione è Policoro, Basilicata. Abbiamo 1989,6 km davanti a noi. In statale. 

Giorno 1
Per un centinaio di chilometri seguiamo il navigatore della macchina, poi ci accorgiamo che non è aggiornato e ci sta portando in Romania. Torniamo indietro e ci affidiamo a Google Maps. Da qui in poi, tra i due aggeggi sarà un duello senza esclusione di colpi. 
La Pianura Padana si srotola sonnacchiosa davanti a noi, tra campi di mais, capannoni, capannoni, campi di mais, "ah guarda una cascina abbandonata potremmo farci il nostro teatro", capannoni, trattorie da camionisti, ipermercati, il labirinto più grande del mondo, la terra delle tigelle e poi tutte le cinquanta sfumature di piadina tra i lidi ferraresi e le Marche (confessiamo di preferire la marchigiana). E poi, il mare.
La sera ci accoglie un posto magico, un campeggio sul promontorio, frequentato solo da olandesi e, soprattutto, silenzioso. Si chiama Camping Paradiso, i nomi non sono mai casuali.

Giorno 2
Ci svegliamo sotto la pineta, nel silenzio. Condividiamo i cornetti caldi e il cappuccino con i silenziosissimi bambini olandesi e senza far troppo rumore ripieghiamo la tenda lanciabile. 
Il mare.
Ripartiamo in punta di piedi e con la brezza del mattino presto, dritti verso il sud. Le case si abbassano e schiariscono, i pini marittimi diventano palme, il mare è una striscia azzurra che ci teniamo sulla sinistra. 
Ci fermiamo a mangiare un gelato a Pescara, i passanti ci consigliano la Gelateria Bibò
Prima del tavoliere facciamo sparire una cassa da sei di acqua frizzante e tre pacchi di taralli, e il Confratello Marco si dilunga sulle differenze tra frittole, pittule e pettole e sulle gioie della viabilità pugliese. 
A Policoro arriviamo che è quasi notte. Da qui in poi sarà una lunga, ininterrotta, maratona di mangiate di pesce. 
Ah, il mare non lo vedremo mai.

Giorno 3
Si lavora. E quando si lavora, si lavora. A tratti si va in piscina, o si mangiano penne con pesce spada e peperoni cruschi, ma comunque si lavora.

Giorno 4
Iniziamo la risalita. 
È una di quelle rare giornate in cui pioverebbe pure in mezzo al deserto, e il cuore della Basilicata un po' lo è, tra brulle colline e valli arse. 
Il Gargano è coronato di nubi grigiastre, l'Adriatico ribolle, i camionisti scalpitano. Passiamo il confine con la Puglia, passiamo il confine con il Molise (sì, esiste) e ci fermiamo a Termoli per un trancio di tonno alla griglia da Recchi Fish, ottimo self-service di mare con cucina a vista. 
Procediamo, a ogni angolo un nuovo manifesto gareggia col Circo Orfei nell'attirare l'occhio dell'autista distratto e lusingarlo con sagre e feste in collina. 
Il sud.
La collina qui è bella e quasi selvaggia, si allunga tra castelli e borghi fino ai Monti Sibillini.
La sera ci fermiamo in un campeggio a Cupra Marittima. Si chiama Led Zeppelin, e in mezzo non ci scorre il fiume, ma il Frecciarossa.

Giorno 5
Ci sveglia l'espresso delle 8.10. È domenica, è giornata di partenze e non solo per noi. 
Giacche a vento colorate, ombrelloni decapitati e camper solitari in attesa di tempi migliori. 
Ci mancano 497,3 chilometri fino a casa, il bonus piadina ce lo giochiamo a Riccione e poi via, verso la piana. 
Anche stavolta, come ogni volta che passiamo davanti all'indicazione per Cavriago (RE), siamo tentati da una deviazione verso Piazza Lenin e il busto cantato dagli Offlaga Disco Pax, ma rimandiamo. 
La tempesta di ieri ha lasciato una nota di verde nel paesaggio, dopo il Po lascia il posto all'acciaio di capannoni e ciminiere, ma rimane nell'aria. 
La Chiantimobile trabocca di chiacchiere, briciole e bottiglie di plastica accartocciate. Abbiamo le gambe un po' anchilosate, ma ormai siamo a casa, c'è da scaricare.

Wednesday, September 06, 2017

Tra Abruzzo e Marche.

Sagra del cinghiale
Naturalmente a Fossacesia
Sagra della triglia e del pesce fritto
Festa degli arrosticini - Centro Commerciale Universo
Sagra del pesto casolano, dell'anguilla e del baccalà
Sagra degli arrosticini e del formaggio pecorino
45° sagra della porchetta italica
Sagra di Torano Nuovo
Abruzzo Irish Festival
Templaria Festival
Saga del porcino e del cinghiale

Abbuffata di pesce
Pranzo spettacolo di ferragosto
Festa popolare via dei Tigli 
Palio del barone
Eros adriatica
Sagra del porcino e del cinghiale
Porcofestival
Città Medioevo - Carnevale
Maialata in piazza
Sagra del cinghiale 
Sagra delle pappardelle di farro al ragù di cinghiale e... Stinco di maiale
Sagra de lu bucculotte cu lu crastate 
Sagra della salsiccia alla brace
Festival pizza DOC napoletana - Fermo
Festival del peperoncino
Festa del vino

Sagra de la respella 
Sagra delle cozze
Sagra delle lumache nostrane e spiedini (abbinata alla sagra del coniglio alla cacciatora)
Montagne di birra
Sagra dei maccheroncini di Campofilone
Sagra della polenta con le vongole 
Sagra delle frittelle
Sagra della cacciannanz e pennette s. Andrea 
Sagra degli gnocchi
Sagra delle tagliatelle alla boscaiola 


Sagra dello gnocco e del pesce fritto salsicce e braciole
Sagra della crispella e delle mezze maniche al tartufo 
La passera... 'Mbriaca 
Sagra dei vincisgrassi
Festival mondiale delle olive all'ascolana
Sagra delle tagliatelle ai frutti di mare e pesce fritto
Sagra bistecca spiedino castrato
Sagra della grigliata
Stornelli marchigiani e bistecche sotto le stelle 
Birra d'augusto

Tuesday, November 03, 2015

SON NATO DRIO LA RENA

di Diego Runko

La città di Pola, in Istria, sorge su sette colli.
Io sono cresciuto sul colle di Castagner, che si trova alle spalle dell’Arena. Lo hanno chiamato così perché in passato il colle era ricoperto di castagni. Una volta questo era un criterio fondamentale per stabilire la toponomastica. La stessa cosa è avvenuta anche per uno dei simboli di Pola, Scoglio Olivi, il cantiere navale, che oggi si chiama Uljanik.
L'Arena di Pola
Una cosa che forse avete notato è che ho scritto "sono cresciuto" e non "sono nato". Infatti, il destino ha voluto che nascessi a Lubiana, altra città bellissima e capitale attuale della Slovenia, dove ho trascorso i primi mesi di vita (mia mamma è slovena). Nella mia storia familiare si intrecciano tre nazioni, Italia, Croazia e Slovenia. Quando sono nato, in realtà, le ultime due erano una sola, la Jugoslavia. Detto questo, se c’è una città al mondo alla quale sicuramente mi sento di appartenere è Pola. Per usare un paragone fuori luogo, sono di Pola esattamente come Gesù era di Nazareth, pur essendo nato a Betlemme. I paragoni fuori luogo li ho sempre trovati bellissimi.
Ho vissuto a Pola fino all’inizio del nuovo Millennio. Poi mi sono trasferito a Milano.
A Pola ho frequentato prima l’asilo, poi le elementari Giuseppina Martinuzzi e infine il liceo Dante Alighieri. Tutte queste scuole le ho frequentate in lingua italiana, facendo parte della minoranza italiana, il che significa che tutte le materie erano in italiano tranne una, lingua croata. Il che, per ulteriore precisione, significa che sono bilingue.
Tutte questo per dirvi che i primi anni all’Università, a Milano, era davvero divertente per me vedere tutti stupirsi del fatto che parlassi perfettamente l’italiano.
Se avete letto con attenzione il mio percorso scolastico vi sarete sicuramente accorti che non comprende la scuola media.
Lo so cosa state pensando.
No. In Croazia non si viene promossi direttamente dalle elementari al liceo.
Il fatto è che in Croazia le elementari durano otto anni. Comprendono cioè elementari e medie.
L'Arco dei Sergi
Questo però è un post su Pola e vorrei richiamare me stesso ad attenermi al tema. Pola ha attualmente sessantamila abitanti ed è il capoluogo morale dell’Istria. Spero che se qualcuno di Pisino, capoluogo amministrativo, dovesse leggere questo post, non se la prenda più di tanto. E’ un dato di fatto. (Ed è altresì dato di fatto che i campanilismi sono il sale della terra, anche in Istria).
Se vi dovesse capitare di visitare Pola, nel malaugurato caso che, inspiegabilmente, non lo aveste ancora fatto, avrete modo di trovarvi molti monumenti romani. Prima di tutto l’Arena, l’anfiteatro romano più bello del mondo, senza ombra di dubbio. Poi il Tempio di Augusto, l’Arco dei Sergi (antica famiglia patrizia polesana), Porta Ercole (oggi ingresso del Circolo, luogo di ritrovo di tutti gli appartenenti alla minoranza italiana), Porta Gemina (oggi ingresso del Museo archeologico dell’Istria), il Foro romano, un piccolo teatro romano.  Poi vorrei segnalarvi anche il Castello, una fortezza veneziana che sovrasta le abitazioni. Potrei continuare ad elencare altro, naturalmente, ma per mia e vostra fortuna esiste Wikipedia.
Quello che su Wikipedia sicuramente non troverete è l’estasi provata nell’osservare un tramonto sul Lungomare, la serenità nel godersi una serata da soli nell’Arena (dopo aver scavalcato abusivamente i cancelli), la sorpresa nel poter andare all’avventura e fare un safari a Capo Promontore (Kamenjak), la gioia nel gustarsi una birra al Rock Caffè giocando a biliardo o ascoltando le canzoni di qualche talento locale, la felicità allo stato puro dopo una corsa nel bosco di Siana, il divertimento di una briscola al mare con gli amici parlando in dialetto, il sapore di una pizza alla pizzeria Jupiter (dove ordino sempre due birre appena arrivato perché dopo portata la pizza i camerieri vengono risucchiati in un’altra dimensione ed è impossibile richiamarli), il sapore del pesce e dei calamari in un ristorante di Stoia, il sapore dei čevapčići o di un burek (a questo proposito vi segnalo una battuta bellissima letta tempo fa: “non puoi accontentare tutti, non sei un burek”).
ESODO pentateuco #2

Sezione curiosità. Molti anni fa anche Dante dedicò dei versi a Pola, inseriti nel canto IX dell’Inferno, nella Divina Commedia: “… sì come ad Arli, ove Rodano stagna, sì come a Pola, presso del Carnaro, ch’Italia chiude e i suoi termini bagna…”.
Il titolo di questo post è tratto da una canzone popolare istriana “Vedendo te mia Rena” e il verso finale è questo: “Son nato drio la Rena e là voio morir.”

Per concludere vorrei segnalarvi un’emozione che potete ancora provare. Assistere al nostro spettacolo “ESODO pentateuco #2” seduti comodamente su una delle poltrone del bellissimo Teatro popolare istriano di Pola, a febbraio 2016.

Wednesday, March 25, 2015

I vecchi imberiaghi sembravano la letteratura

di Diego Runko

Parlare di Bologna è un po’ come parlare del mondo. Puoi dire tutto oppure niente. 
Puoi anche solo startene lì, in disparte, a invidiare quello che ti perdi non abitandoci. A ringraziare per quello che ti perdi non abitandoci. 
Siamo stati a Bologna per tre giorni a fare il nostro spettacolo Non voltarti indietro al Teatro dei 25. Un luogo dell’anima come pochi.
La Torre degli Asinelli.
Prima di andare in scena, mentre cercavo la concentrazione giusta o subito dopo, mentre mangiavamo un piatto di pasta nella cucina del teatro, ospiti dei padroni di casa, mi capitava spesso di pensare a quella città in modo magmatico. Si può pensare diversamente a Bologna?
Ultimamente per me Bologna sono principalmente i Wu Ming. Sarà che, a passi lenti, sto navigando a vista attraverso tutte le loro opere. Una volta in macchina, in uno dei nostri viaggio di compagnia, ci dicevamo che perdere i Wu Ming oggi è un po’ come essere stati contemporanei di Pasolini e averlo scoperto da morto. Anche Pasolini c’entra con Bologna, eccome.
Una via del centro.
Ma cosa è stata Bologna per noi in quei giorni? Una passeggiata in via Zamboni, in piazza Verdi, sotto le due torri, in piazza Maggiore, in via Ugo Bassi, in via Indipendenza.  Una visita all’aula in cui insegnava Carducci, alle Marie, al teatro anatomico, alle frecce conficcate nel soffitto di strada Maggiore all’ingresso di Corte Isolani (stare lì con il naso all’insù a cercare le frecce è una di quelle sensazioni che ti restano in mente, e poi succede sempre che qualcuno le veda prima di te, in questo caso Chiara).
Non abbiamo fatto in tempo ad andare in via del Pratello. L’avevamo già fatto tutti in passato, lo rifaremo in futuro. Di via del Pratello porto nella memoria un episodio vissuto con Giulia qualche anno fa quando, dopo aver sbevazzato allegramente in uno degli innumerevoli locali presenti, ho girato l’angolo e mi sono infilato in una delle vie laterali con la vescica gonfia. Proprio mentre stavo per manifestare il mio essere molto simile alla razza canina ho letto una scritta sul muro: TU CHE STAI PER PISCIARE SUL MURO DI CASA MIA. PER PIACERE, FALLA DA UN’ALTRA PARTE. Anche questa è Bologna.
Non abbiamo fatto in tempo nemmeno ad andare in piazza Santo Stefano. Dobbiamo tornarci al più presto, è evidente.
L'Osteria Bocca Buona.
Il sabato abbiamo pranzato all’Osteria Bocca Buona in via degli Usberti. Ci siamo andati perché la conoscevo. Affettati e tigelle eccezionali ma avremmo gradito due tagliatelle in più nel piatto. Nel complesso un’osteria degna di Bologna: non puoi farle un complimento che non contenga anche una critica. Come dolce però i tre tipi di rum serviti nei bicchierini appositi accompagnati da cioccolato fondente, al latte e bianco me li ricordo ancora. 
Negli ultimi tempi Bologna mi fa tornare in mente anche Gianni Morandi e l’impegno giornaliero e costante del suo ufficio stampa, Marco Ottolini. Non preoccupatevi, questa frase potete capirla solo se avete Ottolini come amico su Facebook.
C’è un che di Bologna anche in uno dei miei fumetti preferiti, Alan Ford. Magnus è nato lì.
Andarsene da Bologna comporta sempre una sensazione perfettamente racchiusa in questi versi: rimorso per quel che m’hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…
Il titolo e il verso sono tratti da uno che non abbiamo bisogno di nominare perché Bologna, senza di lui, non sarebbe Bologna.