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Wednesday, July 05, 2017

Genova.

di Chiara Boscaro

Bogliasco.
Lo ammetto. Io sottoscritta, consorella Chiara, sono visceralmente innamorata degli acquari. Grandi, piccoli, d'acqua dolce e salata, quasi pozzanghere o enormi tunnel trasparenti. Sarà colpa del periodo di servizio civile in un parco naturale pieno di laghetti, sarà che in casa ce n'è sempre stato uno, sarà che il blu è un colore che mi affascina, sarà che il corso di sub non è stato proprio un successone, ma all'Acquario di Genova stavolta ci volevo proprio andare. E invece no. Non si può. Una promessa è una promessa, sarà per la prossima volta.
Siamo a Genova per il 19° SUQ Festival, co-produttore e sede del debutto nazionale di DEUTERONOMIO pentateuco #5. Il tema, quest'anno, è "Il viaggio e la sosta" e l'ultimo monologo del progetto Pentateuco, dopo tre anni di studio matto e disperato, vedrà la luce su una delle terrazze del Museo Luzzati a Porta Siberia. All'arrivo il SUQ ci accoglie come un'oasi d'ombra in uno dei pomeriggi più caldi di sempre, tra spezie, cucine d'ogni angolo del mondo, tappeti e meravigliosi progetti, un'isola di colori tra il bianco del Porto Antico e il torpore dell'acqua.
Il Museo Luzzati.
Il SUQ è il posto giusto per chiudere (e rilanciare) il progetto Pentateuco. Genova è la città giusta, con i suoi vicoli, il suo viavai, le sue contraddizioni. Non sarà una fine, solo una sosta prima di continuare il nostro viaggio. Carla, Rosalba, Elisa, Marco, Alberto... tutta l'organizzazione del festival ci coccola. La sera mangiamo tra le bancarelle del SUQ, provando piatti da mezzo mondo: Messico, Senegal, India... Marco e Giovanni si concedono anche un piatto di Stroncatura Calabrese – si chiama davvero così – ma questa è un'altra storia.
Al festival ci sono anche i nostri amici del Teatro dei Borgia che presentano la loro Medea. Lo spettacolo si svolge su un furgone per 7 spettatori per volta. Tutti ci dicono che è bellissimo, ma noi  - come al solito – non abbiamo prenotato e non riusciamo a vederlo. Per fortuna lo spettacolo sta girando e ci sarà modo di intercettarlo in giro per l'Italia. Recuperiamo con una cena insieme parlando di teatro, di complanari, di controviali e della provincia di Barletta, Andria e Trani, detta anche BATPROVINCIA (questa è di Marco, si sappia che io mi dissocio).
Altarini.
A dormire siamo in un posto molto carino a due passi dal porto. The hostel – Abbey, si chiama. Frequentato perlopiù da backpackers impegnati in Grand Tour di ottocentesca memoria. Accogliente, economico, cucina attrezzata e staff molto gentile che ci consiglia la spiaggia più vicina dove passare un paio d'ore a mollo tra una replica e l'altra. Dove? A Bogliasco, 20 minuti di treno dalla stazione di Genova Principe. E la caletta merita,  anche se nel weekend deve trasformarsi in una vera bolgia infernale. Della città invece non facciamo in tempo a vedere molto, siamo troppo impegnati a recuperare pezzi di attrezzatura che puntualmente dimentichiamo in ostello. E pensare che è lo spettacolo scenicamente più semplice del progetto... 
Però, tra un passaggio e l'altro, riusciamo a stupirci davanti al Neptune, il galeone attraccato al porto. Nei precedenti passaggi genovesi l'abbiamo sempre snobbato un po', ma il confratello Giovanni ci rivela che è quello utilizzato nel film Pirati di Roman Polanski: rimane una carnevalata un po' kitsch, ma con una storia da raccontare... la nascita in Tunisia, le riprese del film, l'approdo trionfale al Festival di Cannes nell''86, il riciclo come set per una serie televisiva su Peter Pan e ora la pensione (e verniciatura) dorata...
E poi... poi c'è la focaccia. E il cous cous. E i pasticcini libanesi. E il mafé senegalese. E lo zenzero. E la birra. E la musica. E il teatro. E la sosta. E il viaggio che riprende.
A presto, SUQ Festival!

Wednesday, September 14, 2016

Compiti delle vacanze. Museo Cervi

di Diego Runko

Prologo 
Il 18 novembre 2015 al Teatro Verdi di Milano, in coproduzione con il Dramma Italiano di Fiume - Teatro Nazionale Croato Ivan de Zajc, debutta il secondo spettacolo del nostro Progetto PentateucoEsodo – che tratta dell’esodo degli italiani dall’Istria dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. Quella sera tra il pubblico c’è anche Damiano Pignedoli, critico attento e curioso del nostro lavoro e amico ormai storico della Confraternita che, durante il solito post spettacolo gioviale, e soprattutto conviviale, tra la seconda e la terza birra ci dice: “Questo spettacolo dovete mandarlo al Cervi!”.

Prefazione
Il “Cervi” altro non è che il famoso Premio che, giunto ormai alla quindicesima edizione, assegna a diverse compagnie sostegni economici che, di questi tempi, come sappiamo, sono fondamentali. 
Il Premio si svolge presso il Museo Cervi, nel cortile della casa colonica abitata dai sette fratelli Cervi - Gelindo, Antenore, Aldo, Ferdinando, Agostino, Ovidio, Ettore – fucilati il 28 dicembre 1943 dai fascisti.
Il Festival.
Se volete saperne di più, leggete il libro di Alcide Cervi: “I miei sette figli”, oppure quello di Adelmo Cervi: “Io che conosco il tuo cuore”, oppure vedetevi il film “I sette fratelli Cervi” di Gianni Puccini oppure ancora ascoltate la canzone “La pianura dei sette fratelli” dei Gang o “Sette fratelli” dei Mercanti di Liquore e Marco Paolini.

Capitolo Iniziale
Dopo una breve dissertazione di compagnia del tipo: “Lo mando io o lo mandi tu?”, tocca a me spedire il plico contenente il materiale del nostro spettacolo per candidarci al XV Festival Teatrale di Resistenza – Premio Museo Cervi – Teatro per la Memoria.
Da bando risulta che verranno selezionati 7 spettacoli per la rassegna.
Questi sette spettacoli verranno presentati tutti presso il Museo Cervi e una giuria di esperti premierà poi lo spettacolo vincitore.
Più di così, per ora, non possiamo fare.

Capitolo della prima chiamata
Siamo ormai a maggio. Io sto finendo di rendere la vita complicata a Giulia che si sta occupando dell’organizzazione del nostro matrimonio, da svolgersi a giugno, quando, una mattina, subito dopo essermi svegliato, ricevo una telefonata.
La responsabile del progetto per l’Istituto Cervi ci informa che siamo stati selezionati per la rassegna.
Faccio sette salti mortali metaforici di entusiasmo mentre sono al telefono e le rispondo che a breve le comunicheremo la data in cui siamo disponibili per lo spettacolo.
Chiamo Marco e Chiara per comunicargli quanto appreso, saltelliamo metaforicamente in preda all’entusiasmo per qualche minuto e poi scegliamo la data dello spettacolo: 14 luglio.
La presa della Bastiglia.
Che sia di buon auspicio.

Capitolo del 14 luglio
Io, Marco e Chiara carichiamo la macchina con la scenografia dello spettacolo e partiamo per Parma.
No, non abbiamo sbagliato strada.
A Parma ci raggiunge Giulia, consorella incinta al settimo mese nonché, ormai, mia moglie e partiamo per Gattatico, paese ove ha sede il Museo.
Arriviamo con agio, montiamo, parliamo e conosciamo gli organizzatori.
Abbiamo anche tempo di visitare il Museo. Bellissimo e commovente. Un pezzo di Storia, quella con la S maiuscola, che ti accoglie suscitando un’emozione unica.
La Pastasciutta Antifascista.
Mi permetto di consigliarvi il bellissimo filmato sui fratelli che si può vedere al primo piano della casa. Sia per il filmato, sia per la sala dove viene proiettato, sia per il modo in cui viene proiettato. Non ve lo dimenticherete.
21:15. 
Salgo sul palco e inizio a raccontare la storia di Rudi. Da Rudi.
Di quella sera ricordo la brezza mentre recito sul palco all’aperto, il sold out del pubblico che presto si trasforma in overbooking e vengono aggiunte delle sedie, le facce delle persone che piangono e ridono insieme a me, Rudi, Jakov, Winston, Don Zeljko e Gildo (i personaggi dello spettacolo), l’entusiasmo dei confratelli da sotto il palco e sul tavolo della regia (nel frattempo ci ha raggiunti anche il confratello Marco Pezza), la sensazione strana e unica che, seppure nella pancia della mamma, mia figlia stia assistendo per la prima volta a un mio spettacolo.
E ricordo l’applauso e il calore del pubblico alla fine.
Di quella sera ricordo anche un aneddoto. Prima dello spettacolo mi avvicina un signore e si presenta. E’ Adelmo Cervi, figlio di Aldo, uno dei sette fratelli. Adelmo mi chiede una sigaretta vedendo che ho un pacchetto in mano ma gli dico che mi servono per lo spettacolo. Subito dopo commenta la frase con cui inizia lo spettacolo tratta dall’Esodo biblico: “... a me non mi piacciono mica gli spettacoli sulla religione, ma rimango, tranquillo che rimango, io me li vedo tutti...”
Alla fine dello spettacolo Adelmo è la prima persona a corrermi incontro quando scendo dal palco. Appena lo vedo gli porgo la sigaretta. 
Più tardi mi regalerà il libro che ha scritto con un giornalista: “Io che conosco il tuo cuore”, con questa dedica: “Al Compagno Diego. Grazie per il tuo spettacolo a casa Cervi. Adelmo”.
Qualsiasi parola sarebbe di troppo. Sono felice.


Capitolo della seconda chiamata
E’ il giorno che segue l’andata in scena dell’ultimo spettacolo della rassegna. 
Oggi dovrebbero chiamare per comunicare chi ha vinto.
Ci chiamano.
Abbiamo vinto.

Capitolo della Pastasciutta Antifascista
Siamo seduti insieme a migliaia di persone sulla panche dietro a casa Cervi.
Siamo seduti a mangiare gnocco fritto, salumi, formaggi e a bere birra. 
La pastasciutta al ragù la servono dopo.
Beviamo birra.
Poco dopo ci invitano sul palco per annunciare, davanti a migliaia di persone, che abbiamo vinto il primo premio.
Damiano, Chiara, Marco, Diego.
E’ la nostra Woodstock. In un posto più importante, più bello e più emozionante di Woodstock.
Marco chiude il cerchio dal palco ringraziando Damiano per averci detto di partecipare.
E’ vero. 
L’importante è partecipare.
Ma anche vincere ha il suo fascino.

Capitolo finale
Non ci sarà. Noi alla Pastasciutta Antifascista ci torniamo. 
Un posto che ti ricorda i valori in cui credi vale molto di più di un premio.