Friday, October 09, 2015

Istria

A cavallo del confine orientale. Così ci siamo detti.
Prima Guerra, Seconda Guerra, Roma, Bisanzio, gli Asburgo, tutto.
Abbiamo un unico paletto, la riunione al Teatro Nazionale Croato di Fiume il 31 Agosto.
Ma chi è questo “noi” narrante?
Chiara Boscaro e Marco Di Stefano. E anche un pezzetto di Diego Runko. 
Grado.
La squadra di “ESODO pentateuco #2”.
Obiettivo: vacanza studio in Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Istria.
Diciamola tutta, inizialmente si parlava di “Tutta la Croazia in macchina, giù giù fino a Dubrovnik e ritorno”. Poi abbiamo aperto la cartina, tutta giù giù fino in fondo, e ci abbiamo ripensato. L’Istria era anche in tema. “Il nostro prossimo spettacolo parla di Istria, e non ci siamo neanche mai stati?! Non è possibile. Dobbiamo vedere l’arena di Pola. E la casa dove è cresciuto Diego a Castagner. E Pisino. E Parenzo della canzone della Mula di Parenzo”.
Carichiamo sulla Chiantimobile la prima tenda, la seconda tenda, la borsa frigo e il fornello (ricomprato in extremis perché non trovavamo più quello vecchio) e ci mettiamo sulla strada. On the road again. Rigorosamente strada statale. On the road again. Con il Confratello Marco, l’autostrada non è un’opzione. On the road again, appunto. Per arrivare a Grado, prima tappa prevista, ci mettiamo qualcosa come sette ore, ma appena in tempo per assistere allo strano spettacolo della bassa marea che più bassa non si può. La gente passeggia all’asciutto per chilometri, a Grado, quando c’è la bassa marea. E quando è alta, nuotare è comunque un parolone.  La prima tappa ci regala l’incredibile Basilica di Aquileia e un altrettanto meraviglioso Refosco dal Peduncolo Rosso dell’Azienda Agricola Donda.
Seconda tappa, la costa slovena. E qui apriamo e chiudiamo una parentesi: ma perché il mare Adriatico, in Italia, a quell’altezza al massimo può vantare le anguille, e da questa parte invece è bello? e soprattutto… perché nessuno ci ha mai detto che la Slovenia ha chilometri di coste?!
Redipuglia.
Consigliamo Pirano, Izola e la friggitoria del mercato di Capodistria. E Hrastovlje, una chiesina che sembra uscita dal Settimo Sigillo di Bergman, una fortezza interamente affrescata con un’enorme danza macabra. Stesso discorso per Sveta Marija na Škriljinah a Beram/Vermo, in Croazia. Quando arriviamo in centro, in paese, citofoniamo al numero 8. La signora Anna ha le chiavi della chiesetta, e per poche kune ci accompagna e ci racconta lei tutta la storia.
Ovunque andiamo, incontriamo monumenti dedicati al Compagno Tito e ai partigiani che hanno combattuto per liberare la Jugoslavia. Partigiani italiani e slavi, indifferentemente. Ricordati in entrambe le lingue. È che in Italia ci hanno abituato a pensare che dopo la Guerra qui si sia consumata la persecuzione degli Italiani, costretti a un esodo di proporzioni bibliche, ma la situazione, al solito, è più complessa di come ce la raccontano. Diego è cresciuto a Pula/Pola, e già ce l’aveva detto. Ma bisogna vederle, le cose, per capire. Questo posto è un crogiuolo di lingue, culture, nazionalità, come si fa a tracciare un confine o un punto di vista? A Parenzo/Poreč incontriamo la Basilica Eufrasiana e un campeggio da re, a Rovigno/Rovinj una quantità di turisti tedeschi, a Dignano/Vodjan ci lasciamo inquietare da sette mummie e duecentotrentaquattro reliquiari, mentre nei paesi dell’interno i maialetti da latte arrostiscono allo spiedo fuori da ogni ristorante. Il turismo è fiorente, anche se ci dicono che i prezzi non sono più quelli di una volta, appena dopo la Guerra (quella dei Balcani). I naturisti invece si dice risalgano addirittura a Edoardo VIII re di Gran Bretagna e Irlanda, imperatore delle Indie. Quello che ha mollato tutto per la Wallis Simpson, si dice. Beh, si dice anche che con la Wallis si dilettasse a nuotare in queste acque in costume adamitico. E come dargli torto.
Il Teatro Ivan de Zajc.
E… ed è subito sera, e dopo aver grigliato ćevapčići (serbi, non sloveni), ražnjiči, carpe, orate e talvolta addirittura delle verdure (tutto indistintamente condito con ajvar), è subito anche il 31 Agosto.
La riunione al Teatro Nazionale Croato di Fiume.
O meglio, Rijeka.
Con un organico di 350 lavoratori stipendiati, il Teatro Ivan de Zajc (www.hnk-zajc.hr) può contare su un’orchestra, un ensemble di danza, una compagnia di prosa croata e una compagnia di prosa italiana. E tutte le maestranze tecniche e organizzative. E il laboratorio di scenografia e costumi. E il titolo della stagione è “Si garantisce la libertà di pensiero e di espressione”. E la sezione italiana, il Dramma Italiano di Fiume, coproduce il nostro “ESODO pentateuco #2”. E a Febbraio siamo lì.
E c’è pure il mare.

Monday, September 21, 2015

Un'estate a Parigi

di Marco Di Stefano

Questa estate ho lavorato per la prima volta Parigi.Permalink

Ho curato la regia di uno spettacolo - Anti Statu Quo, progetto di YEAP Association - in una delle chiese gotiche più importanti di Parigi: Saint Merry.
Per il racconto di ciò che è stato vi rimando al pezzo che ho scritto per il sito di teatro KLP – Krapp's Last Post.
Lo trovate qui.

Anti Statu Quo - foto di Adriana Buonfantino
Qui invece vi parlo di ciò che succede a livello teatrale durante l'estate parigina. La maggior parte dei teatri è chiusa e quelli aperti hanno una programmazione che definire frivola sarebbe riduttivo. D'altronde basta dare un'occhiata ai cartelloni teatrali affissi un po' dovunque per capire come la città raccolga durante l'anno il meglio e il peggio della produzione francese e non. È inevitabile: a Parigi ci sono un centinaio di teatri, l'offerta è veramente sterminata. Chi propone spettacoli di qualità, d'estate (giustamente) riposa. Peccato. Non escludo che in qualche sala off stesse avvenendo qualcosa di interessante, ma purtroppo non sono riuscito a intercettarlo.
Per fortuna sono riuscito a vedere qualcosa in programma al festival Paris Quartier d'été (http://www.quartierdete.com/). Giunto alla ventiseiesima edizione, il festival propone una ricca selezione di spettacoli all'aperto in luoghi molto suggestivi. La maggior parte degli appuntamenti sono gratuiti e - di conseguenza – frequentatissimi. In particolare vorrei soffermarmi su due lavori: Cavale di Yoann Buorgeois e Remote Paris dei Rimini Protokoll.
Paris Quartier d'été
Vedo Cavale sul sagrato della chiesa di Montmartre, con la città in lontananza a fare da fondale. C'è una folla incredibile. Mi spiegano che Bourgeois è una star per il pubblico parigino: acrobata, giocoliere, danzatore. Mi sento un po' ignorante, visto che non l'ho mai sentito nominare. Sappiate che l'amore che il pubblico nutre per lui è meritatissimo. Cavale è un passo a due delicato, costruito su un tappeto elastico e una scalinata bianca che si affaccia sul vuoto. È una riflessione poetica sulla vita e sulla morte, sul mistero dell'esistenza e la paura dell'ignoto. Bourgeois utilizza il Nouveau Cirque per raccontare la condizione umana tra acrobazie, rimbalzi, cadute e tentativi di risalire quella scalinata che conduce al nulla. Il risultato è veramente notevole e il pubblico ringrazia con lunghi e calorosi applausi. Qui potete gustarvi un promo.
In bilico tra vita e morte è anche Remote Paris, versione parigina del format presentato dai Rimini Protokoll in diverse città europee. Anche Milano ha ospitato il suo Remote Milano, grazie a Zona K. In  questi giorni lo stanno riproponendo: non perdetevelo.
Remote è un esperienza straordinaria che viaggia tra l'intimità data dalle cuffie fornite a ogni “fruitore” e la consapevolezza graduale di appartenere a un branco. Anzi, come viene detto nel lavoro, “un'orda”.
Una camminata di due ore circa attraverso luoghi simbolici della città guidata da una voce artificiale che ci accompagna in ogni momento dandoci istruzioni precise su cosa fare. Di più non mi sento di dire, non voglio rovinarvi la sorpresa.
Paris Quartier d'été è un buon modo per passare l'estate a Parigi tra una birra sul Lungo Senna o una passeggiata nel Marais.
Rimane la curiosità di vivere la città a pieno regime teatrale. Spero di poterlo fare entro la fine dell'anno: dal materiale di Anti Statu Quo nascerà a ottobre una piccola mostra in collaborazione con l'Università di Parigi. La scusa ce l'ho. Non resta che organizzarsi.

Sunday, May 31, 2015

BRESCIA

di Chiara Boscaro e Marco Di Stefano

Brescia non è come te l'aspetti.
Il pass

Dici Brescia e pensi grigio. Dici Brescia e pensi capannoni. Dici Brescia e pensi Bergamo (questa è pessima, siamo d'accordo...). Eppure a tratti sembra di stare in un posto di mare, un porto franco, un luogo dove la gente arriva, dà un'occhiata e magari si mescola. Come nel quartiere del Carmine, dove i baracci cinesi stanno accanto a locali come il Carmen*Town (www.carmentown.it) che stanno accanto a fruttivendoli pakistani che stanno sotto il balcone di senegalesi che stanno sullo stesso pianerottolo di studenti universitari con la nostalgia delle panelle palermitane. E a pochi isolati da lì c'è Residenza Idra, che è un posto che ci piace assai  (www.residenzaidra.it), e poi c'è la Loggia, e poi Santa Giulia. A Brescia c'è un teatro romano. E ci sono due cattedrali, una accanto all'altra. E c'è un castello. Insomma, Brescia è proprio una bella città.

Come Bergamo, ma se leggete il post precedente capirete che Brescia non è Bergamo. Per cui non chiedete indicazioni per Brescia Alta, altrimenti fate una figuraccia.
Teatro Romano
Noi siamo qui per far spettacolo.
Siamo al CTB Teatro Santa Chiara-Mina Mezzadri con "La Bottega del Caffè", siamo ospiti di Ritorno al Futuro. Siamo l'ultimo spettacolo del Festival - subito dopo DI A DA degli amici Campoverde/Ottolini -  e tutto questo soffitto affrescato ci intimorisce un po'. È tutto affrescato. Davvero... TUTTO AFFRESCATO.
Ah, "La Bottega del Caffè" è il nostro primo classico insieme. E l'abbiamo pure riscritto.

Qui ci vuole un'ellissi.
Una pausa carica di suspense.
L'attesa prima di un sipario che non si apre...

(se volete saperne di più sullo spettacolo QUI trovate il resoconto (con recensione) della giornata raccontato dall'abile penna di Valeria Nicoletti di KLP, mentre QUI c'è la bella recensione di Francesca Curto e Valentina Sorte di paneacquaculture che ci inseriscono tra le cose più innovative viste al festival. Infine QUI trovate il dettagliato articolo di Maria Lucia Tangorra per Teatro e Spettacolo con la recensione di tutti i lavori visti al festival. Se escono altri articoli li aggiungiamo man mano. Noi passiamo direttamente al dopo spettacolo dicendovi dove siamo stati a bere.)

Capitolium
Applausi. Chiacchiere. Smontaggio.
E poi c'è la birra. Tanta, buona, magari accompagnata da un toast prosciutto e formaggio come ce lo faceva la mamma per merenda.


Il posto è la Birreria La Pulce.
Il venerdì il litro di chiara costa 5 euro.
E il resto è silenzio.


Monday, April 27, 2015

Bergamo Alta

di Chiara Boscaro

Il Teatro Sociale
A Bergamo Alta ci andiamo solo per motivi teatrali. Sarà che il Teatro Sociale è meraviglioso, sarà che è una location perfetta per un festival, così concentrata, così omogenea, così… alta. È un mondo parallelo, rispetto alla città bassa, ci devi andare per uno scopo, non ci capiti per caso. Non è che ti dai un appuntamento lì per andare dall’altra parte della città, non c’è una fermata della metropolitana. Non siamo abituati alle città il cui centro non è il punto d’incontro. Che poi, immaginiamo sia effettivamente un punto d’incontro, ma per una passeggiata, per un concerto, per dello shopping di un certo livello (abbiamo visto un negozio vendere solo cerchietti per capelli, per intenderci. Non accessori per capelli. Solo, SOLO cerchietti). Noi… beh, noi siamo qui per lo Spring Plenary Meeting di IETM. IETM è una rete internazionale di operatori teatrali che due volte all’anno si danno appuntamento in una diversa nazione per scambiare contatti, condividere conoscenze e respirare un po’ d’aria fresca. In Italia erano dieci anni che non si faceva un meeting IETM. Ma oggi non vogliamo lamentarci, non vogliamo dire che siamo un Paese provinciale, ecc. Con EXPO alle porte, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.
Vogliamo parlare invece di questo Spring Meeting ospitato a Bergamo Alta da Associazione ETRE, una rete di cui siamo orgogliosi di fare parte. Vogliamo parlare di quei monumenti che non abbiamo visto (la Torre del Gombito, le mura, il Campanile che batte 100 colpi alle dieci di sera, ogni sera, perché dopo le porte della cittadella chiudevano, e chi rimaneva chiuso fuori dormiva fuori), dello shopping che non abbiamo fatto e dei casoncelli che… non è vero, quelli li abbiamo mangiati eccome. 
Marco al brunch di chiusura
Uno Spring Meeting funziona più o meno così, da quel che abbiamo capito. Siccome fare teatro è cosa da duri dappertutto, gli artisti e gli operatori di mezzo mondo hanno capito che soffrire è inutile, molto meglio far gruppo. Così si ritrovano per fare un punto sulla situazione teatrale, se ci sono novità, per ascoltare interventi di esperti non teatrali, se l’antropologia o la geografia umana possono offrire punti interessanti, per seguire presentazioni di progetti che cercano partner, per parlare di cose sensate come l’identità, la democrazia, il ruolo dell’arte, la libertà. E per bere delle birre. Tante birre. E per bere dei caffè, tanti caffè. 
Noi siamo qui soprattutto per "presentare in società" Manifattura K. (www.manifatturak.it), lo spazio di cui io e Marco Di Stefano seguiamo la Direzione Curatoriale per conto di Associazione K., e ci portiamo a casa una lista di ottimi consigli.
Ma voi volete sapere dove mangiare, no?
Il menù convenzionato in questo caso lo offre Il Circolino della Cooperativa Città Alta, in Vicolo Sant’Agata 19 (www.ilcircolinocittaalta.it). Aperto fino a tardi, bel giardino, bella vista, coniglio al forno con la taragna davvero niente male. 

Wednesday, March 25, 2015

I vecchi imberiaghi sembravano la letteratura

di Diego Runko

Parlare di Bologna è un po’ come parlare del mondo. Puoi dire tutto oppure niente. 
Puoi anche solo startene lì, in disparte, a invidiare quello che ti perdi non abitandoci. A ringraziare per quello che ti perdi non abitandoci. 
Siamo stati a Bologna per tre giorni a fare il nostro spettacolo Non voltarti indietro al Teatro dei 25. Un luogo dell’anima come pochi.
La Torre degli Asinelli.
Prima di andare in scena, mentre cercavo la concentrazione giusta o subito dopo, mentre mangiavamo un piatto di pasta nella cucina del teatro, ospiti dei padroni di casa, mi capitava spesso di pensare a quella città in modo magmatico. Si può pensare diversamente a Bologna?
Ultimamente per me Bologna sono principalmente i Wu Ming. Sarà che, a passi lenti, sto navigando a vista attraverso tutte le loro opere. Una volta in macchina, in uno dei nostri viaggio di compagnia, ci dicevamo che perdere i Wu Ming oggi è un po’ come essere stati contemporanei di Pasolini e averlo scoperto da morto. Anche Pasolini c’entra con Bologna, eccome.
Una via del centro.
Ma cosa è stata Bologna per noi in quei giorni? Una passeggiata in via Zamboni, in piazza Verdi, sotto le due torri, in piazza Maggiore, in via Ugo Bassi, in via Indipendenza.  Una visita all’aula in cui insegnava Carducci, alle Marie, al teatro anatomico, alle frecce conficcate nel soffitto di strada Maggiore all’ingresso di Corte Isolani (stare lì con il naso all’insù a cercare le frecce è una di quelle sensazioni che ti restano in mente, e poi succede sempre che qualcuno le veda prima di te, in questo caso Chiara).
Non abbiamo fatto in tempo ad andare in via del Pratello. L’avevamo già fatto tutti in passato, lo rifaremo in futuro. Di via del Pratello porto nella memoria un episodio vissuto con Giulia qualche anno fa quando, dopo aver sbevazzato allegramente in uno degli innumerevoli locali presenti, ho girato l’angolo e mi sono infilato in una delle vie laterali con la vescica gonfia. Proprio mentre stavo per manifestare il mio essere molto simile alla razza canina ho letto una scritta sul muro: TU CHE STAI PER PISCIARE SUL MURO DI CASA MIA. PER PIACERE, FALLA DA UN’ALTRA PARTE. Anche questa è Bologna.
Non abbiamo fatto in tempo nemmeno ad andare in piazza Santo Stefano. Dobbiamo tornarci al più presto, è evidente.
L'Osteria Bocca Buona.
Il sabato abbiamo pranzato all’Osteria Bocca Buona in via degli Usberti. Ci siamo andati perché la conoscevo. Affettati e tigelle eccezionali ma avremmo gradito due tagliatelle in più nel piatto. Nel complesso un’osteria degna di Bologna: non puoi farle un complimento che non contenga anche una critica. Come dolce però i tre tipi di rum serviti nei bicchierini appositi accompagnati da cioccolato fondente, al latte e bianco me li ricordo ancora. 
Negli ultimi tempi Bologna mi fa tornare in mente anche Gianni Morandi e l’impegno giornaliero e costante del suo ufficio stampa, Marco Ottolini. Non preoccupatevi, questa frase potete capirla solo se avete Ottolini come amico su Facebook.
C’è un che di Bologna anche in uno dei miei fumetti preferiti, Alan Ford. Magnus è nato lì.
Andarsene da Bologna comporta sempre una sensazione perfettamente racchiusa in questi versi: rimorso per quel che m’hai dato, che è quasi ricordo, e in odor di passato…
Il titolo e il verso sono tratti da uno che non abbiamo bisogno di nominare perché Bologna, senza di lui, non sarebbe Bologna.

Tuesday, March 10, 2015

Napoli

Vedi Napoli e poi muori.
Lo dice Carlo Goldoni ne La Bottega del Caffè, lo sapevate? 
Negli ultimi sei mesi siamo stati a Napoli due volte, sempre di corsa, sempre con un piccolo rimpianto. Riusciremo mai a vederla tutta, questa città strana, questa città con due centri, questa città con i buchi sotto, con il vulcano, con il mare, con la pizza, con la ferrovia più antica e la fermata della metropolitana più bella?
La sfogliatella di Pintauro.
Giovanni Gioia, uno degli attori de La Confraternita del Chianti, è di Napoli. Non proprio Napoli Napoli, ma sarebbe impossibile capire dove finisce Napoli e dove inizia il posto in cui è cresciuto lui. E beh, sono dieci anni che non vive più qui, ma è lui a fare il padrone di casa. Il cicerone. Insomma, quello che guida. Serve una patente speciale, per guidare in questa città. Incidenti ce n’è pochi, ma proprio perché tutti condividono un codice della strada ignoto al resto del Paese. O forse Napoli è un Paese a parte, una Città Stato. Con teatri, lingua, poeti, cantanti e cibi suoi propri. 
Ecco. Parliamo di cibo. Qual è la pizza ufficiale? Chi fa i fritti migliori? E il Caffè del Professore, non lo vuoi provare? 
In una città “normale” ci sono uno, due piatti tipici. Qui, quindici.
Dove mangiarli? Dovunque. Ma in particolare da Nennella, in Vico Lungo Teatro Nuovo. Menù semifisso, caffè al bar accanto, una pasta col cavolo impareggiabile. E poi da Pizza Giallo. Sempre su ai Quartieri Spagnoli, a cinquanta metri da Nennella. Si chiama Pizza Giallo perché fa la pizza e ha l’insegna gialla. Punto. 
E poi le pizzerie in via Tribunali.

Una puntata la valgono anche i baracchini sul mare con i taralli caldi e la birra. E la sfogliatella? Noi abbiamo provato quella di Pintauro.
Il problema è che più di cinque pasti al giorno il corpo non li sostiene. 
Passeggiatina?
Teatro Sala Ichòs.
Basilica di Santa Chiara.
Cristo Velato e Cappella di Sansevero.
Spaccanapoli.
Napoli sotterranea. Napoli di sotto è tutta un buco.
Chiesa di Santa Maria delle Anime del Purgatorio.
E, se siete fortunati, un corteo nuziale. Qui il matrimonio è religione. Il modo migliore per capirlo, in una canzone: Daniele Bianco, Matrimonio napulitane
Ma noi, come sempre, siamo qui per lavorare, mica per il turismo. 

Teatri:
Teatro Elicantropo (www.teatroelicantropo.com)
Nuovo Teatro Sanità (www.nuovoteatrosanita.it)
Teatro Sala Ichòs (www.ichoszoeteatro.it)

Autori teatrali che ci piacciono:
Vabbé, Eduardo – Teatro, a cura di De Blasi N. e Quarenghi P., Mondadori (collana I Meridiani), 2007, 3 voll.
Raffaele Viviani – Tutto il Teatro, a cura di Davico Bonino G., Lezza A. e Scialò P., Guida Editori, 1987, 6 voll.
Enzo Moscato – L’angelico bestiario, 1991, Ubulibri

Wednesday, February 18, 2015

Madalina Turcanu

Intervista a Madalina Turcanu, regista e interprete/traduttrice per DOT SPOT media productions (Bucarest), organizzazione partner del progetto GENESI pentateuco #1.


1. Chi siete? Ci racconti la vostra storia?
Siamo due professionisti che si occupano di cinema e TV. Victor è un senior editor e un operatore di macchina da presa e io sono una regista di cinema. Prima di fondare la nostra azienda entrambi abbiamo lavorato in diversi campi sia a casa, che per noi significa Bucarest, sia all’estero.
Abbiamo dato vita a questa avventura e alla nostra azienda due anni fa e finora abbiamo prodotto e co-prodotto tre documentari d’arte, siamo stati il media partner di uno spettacolo teatrale intitolato “Hamlet-Revolution” e abbiamo prodotto uno spettacolo teatrale che voi (intendo Marco e Chiara) conoscete bene, “Mattatoio”.

2. Come hai iniziato a occuparti di teatro?
Io sono cresciuta nelle sale teatrali in cui mi trascinava mia mamma ogni domenica. Ho iniziato ad apprezzarlo solo molti anni dopo. Per fortuna vivevamo a Bucarest e nonostante i grigi tempi comunisti la vita culturale era molto vivace, le sale da concerto e i teatri erano pieni. Con lo spettacolo “Mattatoio”, in particolare, abbiamo dato vita al nostro primo progetto teatrale su impulso di un’amica, l’attrice Ioana Visalon, che è anche la traduttrice del testo in rumeno, che stava già portando avanti il progetto da tempo quando abbiamo deciso di collaborare.

3. Descrivi il tuo Paese al pubblico italiano.
Beh, è un compito arduo, considerando tutti i pregiudizi che gli italiani hanno riguardo alla Romania. Non li elencherò. Proverò invece a dirvi che la Romania ha paesaggi molto vari, dalle montagne al mare, il Mar Nero (forse non così mite e azzurro come il Mediterraneo, ma sempre un mare), fino ad un luogo unico lungo il corso del Danubio, e precisamente il delta del Danubio, passando per le antiche città della Transilvania, che portano i segni degli originari borghi teutonici, per arrivare alla “piccola Parigi”, come veniva chiamata Bucarest per la grande varietà di architetture.

4. Che cos’è DOT SPOT MEDIA?
È uno studio di produzione e post-produzione cinematografica.

5. Di che cosa si occupa DOT SPOT MEDIA?
Realizziamo documentari, pubblicità, cortometraggi, sottotitoli per film e spettacoli teatrali.

6. Potete dirci qualcosa in merito al vostro prossimo progetto?
Attualmente stiamo lavorando ad un documentario d’arte sul pittore romeno Stefan Caltia. 

7. Come funziona il sistema teatrale rumeno? E quello cinematografico? Che cosa piace al pubblico rumeno?
Il sistema teatrale rumeno si sviluppa su due direttrici: i teatri finanziati dallo stato e i teatri indipendenti (principalmente teatri privati situati a Bucarest). Il sistema di finanziamento del cinema è basato sostanzialmente su contributi statali che arrivano tramite un’istituzione denominata “Centro nazionale di cinematografia”, che ogni due anni lancia call per la presentazione di progetti. Esistono anche altre istituzioni che supportano la produzione cinematografica come la Studio Video Art, parte del Ministero della Cultura, che sostiene principalmente documentari d’arte (nelle loro attività rientra anche il nostro progetto su Stefan Caltia). Altre soluzioni possono essere i fondi europei, le risorse private ecc.
Il pubblico teatrale rumeno è interessato prevalentemente alla commedia. Per questo motivo nei cartelloni dei teatri privati si trovano principalmente commedie, in particolare nei pub theater privati.

8. Chi emigra in Romania? Come si pone la Romania in materia di immigrazione? Che cosa dice in merito, la vostra legislazione? Siete d’accordo con la linea ufficiale?
Beh, i Moldavi della Repubblica di Moldova vengono in tanti, ma non sono assimilabili agli immigrati, bensì ai rimpatriati. Per il resto gli immigrati provengono dalla Turchia, dai paesi arabi e dalla Cina.
In materia di immigrazione il popolo rumeno è sempre stato aperto e permissivo. Abbiamo 18 minoranze riconosciute in Romania e l’11% della popolazione rumena appartiene a minoranze. La minoranza più presente è quella ungherese (6,3%), poi i rom (3,5%). Abbiamo ancora una minoranza italiana, molto piccola, che comprende in tutto 3000 persone. Le leggi sono tutta un’altra storia, invece, e sono sostanzialmente equiparate alla legislazione europea. 

9. Che cosa pensi dell’Italia?
Ho passato diversi periodi di vacanza in Italia e ogni volta l’ho amata. A parte i chili di troppo che mi riportavo a casa a causa del vostro gelato… 

Grazie mille!


(traduzione di Diego Runko)

Tuesday, February 10, 2015

Bucarest

Le luminarie di Bucarest
Fa freddo. Fa molto più freddo che da noi. La prima volta che siamo stati qui era primavera, c’era il sole, gli adolescenti limonavano in Piaţa Universităţii. Ora nevica. 
Madalina ci viene a prendere all’aeroporto, che secondo il giornaletto distribuito in aereo dovrebbe essere uno dei più belli d’Europa. Madalina ha un SUV. Dice che senza sarebbe impossibile parcheggiare in città. 
La periferia tra l’aeroporto e Bucarest è uguale a tutte le periferie europee. Capannone. Capannone. Officina. Ikea. Carrefour. Solo l’approccio possibilista ai cavi della corrente arrampicati sui pali, ci fa pensare che tutto sommato non siamo a casa. 
La lingua qui è una via di mezzo tra qualcosa di latino e qualcosa di russo. Abbiamo sempre la sensazione di captare qualcosa, ma poi non è così. Le parole somigliano alle nostre, isolate, ma poi le mettono insieme e non riusciamo più a ritrovarle nel mucchio. Per loro invece è molto facile capirci. Ma mai carpiremo il loro segreto. 
Bucarest qui la chiamano la Piccola Parigi. Effettivamente, il centro di Bucarest somiglia più a Parigi di quanto Milano somigli a una piccola Bari (cosa di cui Marco continua a cercare di convincere tutti). I grandi palazzi liberty, i grandi boulevards, i localini del centro, le luminarie natalizie che cambiano colore (sono nuove, ne vanno molto fieri), i mercatini di Natale con Dean Martin che canta la neve del Midwest…
La cartolina di GENESI
Siamo Marco, Chiara e Valeria. Siamo in residenza produttiva, ospiti di Dot Spot Media Productions. Dovremmo riemergere da questi giorni di duro lavoro con lo scheletro del nuovo spettacolo de La Confraternita del Chianti, GENESI pentateuco #1, il primo dei cinque monologhi del progetto Pentateuco.
La sala prove è nella sede di Dot Spot Media. C’è il caffè, c’è la moquette, c’è il riscaldamento a palla. È il paradiso. E il supermercato offre pure due o tre opzioni vegetariane per Valeria. Certo, è perché siamo nella capitale. Per il resto del Paese vale il detto “Non c’è miglior pollo del maiale”. E la zuppa transilvana con verdure e bacon non sarebbe la stessa cosa, con il seitan. 
A proposito di Transilvania. Non c’entra nulla con quello che noi pensiamo della Transilvania. Braşov, la città principale, somiglia più a Bressanone che al set di un film espressionista tedesco. E Castelul Bran, il castello di Dracula… beh, Stoker ha mischiato un po’ di leggende con un po’ di colore locale con un po’ di fantasia e ha creato un mito, ma qui non c'è mai stato. Il castello ha tenuto lontani i turchi (in Bulgaria ci sono i minareti, qui solo campanili, è un dato di fatto) ma poi è divenuto residenza estiva per gli Asburgo in vacanza e per una famiglia reale che tecnicamente esiste ancora, è sopravvissuta al regime e viene sfoggiata in occasione di balli di beneficenza e foto di gruppo con gli altri reali europei. 
È una terra complessa, la Romania. Il rapporto con i Ceauşescu (ogni vigilia di Natale la tv manda il video della loro esecuzione, e la reazione dei ventenni è il disinteresse assoluto per la politica), i teatri pieni e i cinema vuoti, il rapporto con la cultura tradizionale e gli hipster in metropolitana, gli stipendi irrisori e le cose di H&M troppo care, la città, la campagna, le migrazioni (qui hanno tutti almeno un parente all’estero), le etnie, i ROM (che per l’italiano medio sono tutti rumeni, ma non è vero, però ci sono anche qui), i cani randagi che 
c’è gente famosa che smuove mari e monti per loro, ma non per i bambini negli orfanotrofi… è un Paese che dal regime è uscito con la guerra civile, e in Piaţa Universităţii le croci ci sono davvero. 
Il covrigi
E poi c’è il palazzo. Il secondo edificio più grande al mondo dopo il Pentagono, Casa Popului. Impossibile descriverla, lì in fondo al viale, gigantesca, classicheggiante, mai abitata. Per tirarla su hanno abbattuto mezza città, ci hanno celebrato i festeggiamenti per il matrimonio di Nadia Comaneci e adesso ci fanno gli eventi di moda... ah, dimenticavo, è anche la sede del Parlamento.
Una cosa da non perdere? Il covrigi. Il covrigi è un tarallone, una ciambella morbida dolce o salata, ripiena o ricoperta. Si vende per strada, ed è l’ottava meraviglia del mondo.
Ma noi siamo qui per lavorare, mica per turismo!



Mangiare:
Cara cu bere (www.caracubere.ro) - Ristorante enorme all’interno di un palazzo storico del centro. Più caro della media di Bucarest (non tanto) ma il cosciotto di maiale vale la pena. Per fare i turisti veri.

Teatri:
I teatri in Romania sono quasi tutti stabili e fanno repertorio, come in Germania. Il lunedì e il martedì solitamente ospitano compagnie indipendenti, gli altri giorni la compagnia del teatro.

Teatrul Bulandra (www.bulandra.ro) - Fa parte dei “Teatri d’Europa”. Se vi capita, andate a vedere Pescăruşul (Il Gabbiano) di Čechov per la regia di Antoaneta Cojocaru.

Teatrul Nottara (www.nottara.ro)

Teatrul de Arta (www.teatruldearta.ro) - È un piccolo teatro indipendente, e accanto ha una accogliente birreria.